Stress da lavoro precario: può sfociare in disturbi di ansia o depressivi

di Nicola Armenise

Part-time, formazione lavoro, apprendistato, lavoro temporaneo, lavoro a progetto, collaborazione occasionale, collaborazione coordinata e continuativa: sono le forme di lavoro che hanno introdotto una trasformazione radicale nel mercato del lavoro, ma che sono diventate fonte di preoccupazione per giovani e meno giovani.

I giovani studiano a lungo, investono nella loro formazione convinti di investire nel loro futuro. Superano esami, tirocini, tesi, esami di stato motivati dalla convinzione che un domani potranno finalmente raccogliere i frutti dei loro sforzi, dei loro sacrifici… e invece? E invece si ritrovano davanti ad un computer ad inviare curriculum ai quali non segue mai una risposta per giorni, mesi… a volte molti mesi. E quando finalmente riescono a ottenere una risposta positiva ecco che si avvicina il “mostro” del lavoro atipico.

Un lavoro basato sulla precarietà che mette i lavoratori in forte difficoltà non potendo accedere ai mutui, acquistare una casa e formare una famiglia.

La mancanza di una stabilità lavorativa impedisce la progettualità, con conseguenze negative sia sull’individuo che sulle sue relazioni familiari e sociali

L’incertezza sul proprio futuro, la mancanza di tutela e di retribuzione in caso di gravidanza, malattia o infortunio, gli stipendi bassissimi e spesso emessi a tariffa oraria e i continui cambiamenti lavorativi sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano il lavoro atipico e che minano severamente il benessere psicologico dei lavoratori.

Questo elemento emerge chiaramente da numerose ricerche condotte negli ultimi anni che dimostrano come il lavoro atipico e precario provochi forti condizione di stress nei lavoratori.

Lo stress come sappiamo ha numerose manifestazioni e, a volte, può sfociare (o amplificare) in disturbi di ansia e/o depressivi

Purtroppo in questa situazione non ci sono grandi consigli da dare. L’aiuto dovrebbe venire dall’alto delle istituzioni. Per quanto possibile sarebbe meglio non sottovalutare i sintomi dello stress soprattutto se incidono in maniera massiccia sulla qualità della vita (insonnia o ipersonnia, mancanza di appetito, ansia, tachicardia, senso di agitazione generalizzato, forte affaticamento, perdita di interessi, forte nervosismo).