L’unico modo per uscirne è la reciprocità: il disturbo da stress post-traumatico

Il virus ci ha insegnato che l’unico modo per uscirne è la reciprocità, il senso di appartenenza, la comunità, il sentire che dalle nostre azioni dipendono le sorti di quelli che ci circondano e che noi dipendiamo da loro.

Fermi a casa per giorni a fare i conti con un tempo di cui forse avevamo perso il valore

In una società in cui la crescita dei nostri figli è, spesso, delegata a istituzioni altre, il virus ha chiuso le scuole e ci ha spinto a trovare soluzioni alternative, a rifare famiglia. In una dimensione in cui la socialità e la comunicazione, sono giocate prevalentemente nel virtuale del social network, dandoci l’illusione della vicinanza, il virus ci ha privato della vicinanza reale, niente baci, niente abbracci, saluti a distanza. È questo il tempo di riflettere su quanto abbiamo dato per scontato questi gesti e il loro significato.

La didattica a distanza si è rivelata un’importante risorsa che ha consentito ai ragazzi e ai docenti di affrontare nuove sfide. Le possibili conseguenze di una prolungata lontananza dalle aule scolastiche possono riassumersi in difficoltà di concentrazione, rischi sulla capacità di apprendimento e dipendenza dall’uso dei dispositivi digitali con un effetto peggiorativo sulla qualità del sonno. Inoltre, il rischio di un incremento del fenomeno, già preoccupante, della dispersione scolastica è molto presente. Molti studenti consumano a scuola l’unico pasto completo della giornata; per tanti, quelle ore a scuola sono gli unici baluardi di legalità, di lotta al degrado. Il distanziamento sociale non fa che ampliare, purtroppo, il divario tra persone provenienti da ambienti economicamente svantaggiati e studenti benestanti. Adesso la scuola è in pausa per l’estate, ma bambini hanno bisogno più che mai di ritornare al più presto in luoghi familiari, recuperare gli spazi di socializzazione in totale sicurezza, seguendo le norme vigenti, con figure educative di riferimento, con i compagni, per ritrovare routine, regolarità, relazioni di fiducia già consolidate.

L’isolamento sociale, la paura del contagio, la perdita di persone care, la preoccupazione per la crisi economica e il lavoro, sperimentati in questi mesi, sono tutti aspetti che potrebbero causare o esacerbare stati ansiosi e depressivi, disturbo da stress post-traumatico, abuso di alcol e/o di sostanze e violenze domestiche

Questo trauma studiato dalla psicologia soprattutto nei periodi di guerra o durante le catastrofi, riguarda situazioni che richiedono uno specifico addestramento ad agire in circostanze critiche, caratterizzate da scarsità di risorse materiali e umane, capacità di adattamento alla situazione, prontezza nel fare scelte spesso dolorose. È questo il terreno in cui si radica il disturbo da stress post-traumatico.

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