La quarantena dal punto di vista psicologico. Come si può prevenire il disagio?

di Doriana Santoro

Come impatta la quarantena su di noi dal punto di vista psicologico? E come si potrebbe agire per prevenire il disagio? A queste e ad altre domande cerca di rispondere una revisione sulla letteratura scientifica circa gli effetti della quarantena imposta effettuata dalla dott.ssa Samantha K Brooks e i suoi collaboratori del Department of Psychological Medicine del King’s College di Londra.

Il team di ricercatori ha preso in esame 24 studi, condotti in 10 paesi diversi, circa l’impatto psicologico di quarantene necessarie a spegnere focolai di malattie come la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS), l’ebola, l’influenza H1N1, la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS) e l’influenza equina.

Per prima cosa, è necessario fare una corretta distinzione fra le parole quarantena e isolamento, che vengono spesso usate in maniera intercambiabile. Per quarantena s’intende la separazione e la limitazione del movimento di persone che sono state potenzialmente esposte al contagio della malattia per fare in modo che, qualora si dovessero ammalare, si possa ridurre il rischio di infettare altre persone. Questa definizione differisce dall’isolamento, che è la separazione delle persone a cui è stata diagnosticata con certezza una malattia contagiosa, da persone che non sono malate sempre con il fine di scongiurare il contagio.

L’importanza di effettuare una revisione di studi in letteratura sta nel fatto che sia necessario avere delle linee guida comuni per ridurre il più possibile l’impatto psicologico che una reclusione forzata può determinare e che si può protrarre anche per molto tempo dopo la fine della quarantena imposta.

Impatto psicologico della quarantena

Attraverso l’analisi della letteratura si è appreso che la quarantena può produrre una serie di effetti psicologici spiacevoli come:

  • Disturbo post-traumatico da stress
  • Ansia generalizzata e stress
  • Emozioni di rabbia, paura, tristezza, irritabilità
  • Insonnia
  • Depressione
  • Abuso di sostanze

E in particolare per gli operatori socio-sanitari impegnati in prima persona nel lavoro con persone contagiate si sono riscontrate:

  • Distacco emotivo dagli altri
  • Ansia nel trattare pazienti con febbre
  • Scarsa concentrazione e indecisione
  • Riluttanza nei confronti del lavoro sino al pensiero di dimettersi

Quali sono le cause dell’insorgenza di queste difficoltà?

La ricerca si è quindi focalizzata sulla comprensione dei fattori che hanno questo tipo d’impatto psicologico sulle persone rilevando come elemento di primaria importanza il fattore tempo. La durata del periodo di quarantena, infatti, ha impattato in maniera significativa sulla salute psicologica degli individui in quanto si è visto che in un periodo di quarantena più lungo di dieci giorni i sintomi da stress sono risultati più presenti.

In seconda battuta troviamo la paura dell’infezione riguardo sia alla propria salute sia alla possibilità di infettare e quindi far ammalare gli altri. Le persone messe in quarantena, quindi, avevano più paura di infettare i propri familiari di persone che non erano state messe in quarantena.

Inoltre, il fatto di essere confinati, di perdere la routine di tutti i giorni e di ridurre i contatti sociali anche dal punto di vista del contatto fisico ha generato frustrazione, noia e senso di isolamento. Questa condizione è esacerbata, inoltre, dall’impossibilità di provvedere all’acquisto di generi di prima necessità tutti i giorni e dal fatto di non poter avere contatti sociali anche tramite computer e internet.

A questo si aggiungono altre due cause non indifferenti ovvero il fatto di non avere abbastanza scorte di generi di prima necessità e di non ricevere chiare e corrette informazioni circa l’andamento dell’epidemia dalle autorità politiche e sanitarie.

Per quanto riguarda gli effetti più a lungo termine e quindi le cause dell’insorgenza di eventuali disturbi nei mesi e negli anni a seguire dell’epidemia, è stata riscontrata come prima causa di disagio psicologico le difficoltà economiche che hanno colpito tutti coloro che non hanno potuto lavorare durante la quarantena e in particolar modo le fasce più deboli. Coloro che sono risultati più esposti a manifestare stress post-traumatico e sintomi depressivi sono anche coloro che hanno dovuto chiedere aiuto alle proprie famiglie per il sostentamento, cosa difficile da accettare e che in alcuni casi provocava anche conflitti.

Per un po’ di tempo dopo il contenimento dell’epidemia un tema centrale è stato quello dello stigma. È accaduto, infatti, che persone messe in quarantena venissero più evitate e messe da parte rispetto alle persone che non erano state in quarantena. Alcuni partecipanti agli studi hanno riferito che gli altri li stavano trattando in modo diverso: evitandoli, ritirando gli inviti di occasioni sociali, trattandoli con paura e sospetto e facendo commenti critici. Numerosi operatori sanitari coinvolti nell’ epidemia di Ebola scoppiata in Senegal ha riferito che la quarantena aveva portato le loro famiglie a considerare il loro lavoro troppo rischioso, creando tensione all’interno della famiglia stessa.

Cosa si può fare per mitigare le conseguenze della quarantena?

Non sorprende, quindi, che le persone in quarantena possano sperimentare sentimenti di forte stress e paura che potrebbe portarli, pertanto, a formulare pensieri catastrofici che li farebbero cadere nel circolo vizioso delle emozioni negative che si autoalimentano. Questa alterazione dello stato d’animo quindi rende più vulnerabili, meno lucidi e si potrebbe protrarre anche per molto tempo dopo la fine della quarantena, pertanto i ricercatori si sono chiesti cosa sia possibile fare per mitigare e prevenire gli effetti negativi di questa condizione giungendo alla seguente conclusione per cui sarebbe consigliabile:

  • Far durare la quarantena il minor tempo possibile;
  • Fornire più informazioni possibili e che siano corrette, adeguate e che spieghino in modo chiaro il funzionamento della malattia, il motivo della quarantena e la sua durata;
  • Garantire che ogni famiglia abbia adeguate forniture di beni di prima necessità e che queste vengano fornite il più velocemente possibile;
  • Informare le persone in quarantena su quello che possono fare nel tempo trascorso a casa per evitare la noia e fornire consigli pratici su strategie di affrontamento e di gestione dello stress;
  • Istituire delle linee telefoniche di aiuto attraverso personale qualificato e permettere a tutte le persone di poter comunicare con i propri cari per conoscerne lo stato di salute;
  • Istituire una linea telefonica specifica per le persone in quarantena gestito dal personale sanitario che possa fornire istruzioni su cosa fare in caso di sviluppo di sintomi della malattia così da non far sentire sole le persone che si curano in casa;

L’altruismo è meglio della compulsione?

I ricercatori, inoltre, si sono chiesti se la quarantena imposta abbia effetti diversi della quarantena volontaria, ma non esistono studi che ci dimostrino alcunchè, tuttavia sembra che l’altruismo possa rendere più sopportabile il fatto di stare a casa mitigando lo stress. In particolare, se si spiega chiaramente che il fatto di stare a casa aiuti a proteggere dalla malattia le altre persone e in particolare i propri cari, sembra che le persone siano più inclini a rispettare la quarantena.

Rafforzare il senso di altruismo e fornire informazioni chiare, può quindi essere una buona via per migliorare la tollerabilità della reclusione e fare in modo che le persone scelgano una quarantena volontaria.

CONCLUSIONI

Nel complesso, questa revisione suggerisce che l’impatto psicologico della quarantena è ampio, sostanziale e può durare anche molto tempo dopo la fine dell’emergenza. Questo non per suggerire che la quarantena non sia la strategia più corretta. Gli effetti psicologici del non utilizzare la quarantena e quindi del consentire la diffusione della malattia potrebbero essere assai peggiori.  Tuttavia, privare le persone della loro libertà per il bene pubblico è spesso controverso e deve essere gestito con cura. Una menzione particolare andrebbe fatta per i professionisti sanitari che potrebbero aver bisogno del sostegno dei loro colleghi stessi per superare lo stress e la paura dello stigma.

Se la quarantena è essenziale, allora la ricerca suggerisce che i funzionari di ogni stato dovrebbero prendere ogni misura per garantire che questa esperienza sia il più tollerabile possibile.

Fonte: https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)30460-8/fulltext#%20