Fumo e coronavirus: riflessioni e proposte

La dott.ssa Vera Meneghello, psicologa, psicoterapeuta, esperta in conduzione di gruppi psicologici, ci offre alcune riflessioni e proposte

Studi recenti, condotti in Cina e confermati in Italia dall’ISS (Istituto Superiore di Sanità) hanno dimostrato come nei fumatori la possibilità di ammalarsi e di finire in terapia intensiva sia quasi il doppio rispetto ai non fumatori. Dai dati clinici che vengono attualmente rilevati dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sta emergendo, infatti, che chi fuma ha una maggiore propensione a sviluppare un quadro di insufficienza respiratoria più accelerata e più grave. In altri termini i fumatori hanno una prognosi di gran lunga peggiore rispetto a chi non fuma, per cui rischiano maggiormente se vengono contagiati dal coronavirus. Naturalmente la possibilità di contagio è la stessa tra fumatori e non ma il risultato finale può essere sicuramente diverso e non certo a vantaggio dei fumatori. Questo perché già sappiamo che l’esposizione al fumo di tabacco e ai prodotti derivati (es. svapatori) indebolisce le difese immunitarie, influisce sulla capacità dell’organismo di difendersi dalle infezioni, soprattutto quelle a carico dell’apparato respiratorio e sappiamo anche che, in generale, i polmoni dei fumatori fanno più fatica a rispondere alle cure in maniera efficace. Di conseguenza, le probabilità per i fumatori di avere bisogno di ricorrere alla terapia intensiva e alla ventilazione meccanica sono di gran lunga maggiori.

Perché si fuma?

Che il fumo facesse male non è una notizia nuova, lo si sapeva da tempo, tanto che l’allora ministro Sirchia emanò la legge sul divieto del fumo nei luoghi pubblici (L. 10 gen 2005) ma, nonostante tutto, continua ad essere una cattiva abitudine di molte persone.

“Fumare nuoce gravemente alla salute”

Questo serio avvertimento, stampato a chiare lettere sui pacchetti di sigarette, pare non scoraggiare il cospicuo numero di persone che fuma abitualmente. Come mai, allora, questo avviene? Perché molte persone, pur informate dei rischi per la propria salute, iniziano a fumare e fanno diventare questo comportamento, nocivo per il proprio benessere, una abitudine quotidiana quasi indispensabile alla propria vita regolare?

Fumare o consumare tabacco non risponde ad un bisogno primario dell’uomo. Fumare non è necessario all’organismo, non fa parte dei comportamenti innati utili alla sopravvivenza perché legati ai bisogni fisiologici (come mangiare, bere, dormire, ecc…) eppure per molte persone il fumo diviene una delle esigenze primarie, un bisogno insopprimibile senza del quale paradossalmente si prova malessere. E’ chiaro che il fumare debba ritenersi un bisogno indotto, artificiale, creato dalla stessa persona che adotta questo comportamento consapevolmente od inconsapevolmente ma sempre come “surrogato” di qualcos’altro o sotto la spinta di varie motivazioni che investono la sfera prettamente psicologica. L’approccio al fumo, infatti, si basa su una matrice di natura principalmente motivazionale, che esula dalla relazione esistente tra l’acquisizione della conoscenza dei danni e il comportamento che da essa può derivare. Esistono tanti motivi per cui una persona inizia a fumare e tanti altri motivi per cui interviene il desiderio di smettere. Fumatori non si nasce, ci si diventa, quasi sempre da ragazzi, per rispondere ad un bisogno di sicurezza. Si diventa fumatori, nell’80 % dei casi circa, prima dei 18 anni. Si inizia a fumare per sentirsi adulti e capaci di gestire situazioni emotivamente difficili. La spinta iniziale ad intraprendere il comportamento del fumare, è la conseguenza di un percorso che vede nelle “pressioni sociali”, inizialmente adolescenziali, la causa principale di questa nociva abitudine comportamentale. Il fumo non è soltanto assunzione di nicotina: è occasione conviviale, è espletamento di un rituale, è momento di rilassamento, è sostegno continuo. Il fumo si trasforma così, gradatamente, in un forte strumento di piacere e di gratificazione e, con l’automatismo della ripetitività, viene usato come unico regolatore degli stati emozionali per gestire o connotare situazioni usuali: concentrarsi meglio, concedersi una pausa, rilassarsi, scaricare la tensione nervosa, controllare la gestualità, combattere la noia, ecc. La gratificazione da fumo può finire per diventare, in alcuni soggetti (es. i depressi) la sostituzione di abilità comunicative, la scorciatoia per ridurre l’ansia, la soluzione fittizia per riempire di senso la propria solitudine esistenziale.

Il tabagismo ieri e oggi

L’ambiente sociale ha attribuito, nel tempo, al fumare vari significati non sempre negativi e, in questo modo, ha avuto la responsabilità di concorrere alla sua diffusione. Forse perché il tabagismo, pur producendo seri danni all’organismo, non allarma l’opinione pubblica dal momento che manca ogni tratto di pericolosità sociale, come invece avviene per altri tipi di dipendenze. L’alcoolismo, ad esempio, viene facilmente correlato a comportamenti violenti sia in ambito familiare che sociale, la droga ormai è indubbiamente associata ad alcuni comportamenti criminali come lo scippo, le rapine, lo spaccio, ecc. Il fumo, al contrario, rimane non solo nell’alveo dei comportamenti sociali accettati ma paradossalmente è stato considerato un comportamento da assumere a modello, almeno fino a qualche decennio fa, perché espressione di indipendenza, anticonformismo, volitività, emancipazione. Fumare aveva assunto, pertanto, un significato simbolico di libertà, un modo spesso virile per affermare atteggiamenti originali, ricchi di fascino ed attrattiva.

In seguito alle campagne di sensibilizzazione promosse dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha definito la dipendenza da fumo come la principale causa prevedibile, e quindi evitabile, di malattia e morte prematura, è cresciuta la coscienza della dimensione sanitaria del fenomeno tabagismo. Numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato e confermato che nei Paesi industrializzati non esiste un fattore di rischio più grave del fumo. Il tabagismo uccide, da solo, più persone degli incidenti stradali, alcool, incendi, omicidi, suicidi, droghe e AIDS messi insieme, tanto da configurarsi come l’”epidemia del XX° secolo”. Nell’ultimo decennio nei fumatori è stata definitivamente dimostrata una dipendenza fisica e psicologico-comportamentale del tutto simile a quella determinata da altre sostanze stupefacenti tanto da indurre il Ministero della Salute ad inserire il tabagismo nel capitolo delle dipendenze tossiche. In seguito a ciò è cambiata la percezione sociale del fumatore che viene spesso visto come essere vulnerabile, soggetto a frequenti disturbi dell’umore, con minore capacità di coping ossia di usare strategie di fronteggiamento di situazioni stressanti, con scarso senso di autoefficacia.

Situazione oggi

Nonostante nel mondo sia cambiata in peggio la percezione sociale del fumatore (tanto che alcune aziende in America prima di assumere un lavoratore chiedono se sia fumatore o no) i dati attuali in Italia non ci fanno essere per niente ottimisti. Sono ancora 11,6 milioni i fumatori in Italia e rappresentano il 22% della popolazione a riprova che ci troviamo in una situazione di stagnazione (i dati sono quasi simili da circa 10 anni, secondo il rapporto annuale 2019 redatto dall’Ossfad Osservatorio Fumo, Alcool e Droga). Sono ancora tanti e mai come in questo momento esposti a rischi concreti e vicini a causa dell’insorgere dell’epidemia da Covid 19.

Però proprio la diffusione del coronavirus, nella sua tragicità, potrebbe essere un buon pretesto per motivare i fumatori a prendere la decisione di smettere. La difficoltà a vivere obbligatoriamente in casa in ambienti ristretti e alla presenza continua di bambini, la minore disponibilità di denaro per la sopravvivenza, la scarsa reperibilità di spazi riservati ai fumatori, i cambiamenti di ritmi ed obiettivi a cui ci ha costretto il micidiale ed imprevisto virus, potrebbero essere occasioni imperdibili per adottare stili di vita diversi e più salutari ed approfittare della situazione contingente per cambiare. Perché non provare?

Suggerimenti pratici per ridurre (meglio smettere) il fumo

Attualmente esistono diversi metodi di disassuefazione dal fumo di comprovata efficacia che possono essere di valido aiuto per chi decide di smettere. E’ chiaro che in questo momento di emergenza in cui non si può uscire di casa, per ovvii motivi si deve escludere il modello integrato (medico pneumologo e psicologo) che si svolge in gruppo e che è ritenuto dalla letteratura scientifica il più efficace perché interviene sui due aspetti della dipendenza tabagica: dipendenza fisica e dipendenza psicologica.     Rimane dunque quello individuale per chi decide di smettere, personale ed autonomo, da praticare da soli e che deve fare leva non solo sulla propria volontà ma può servirsi anche di alcuni utili suggerimenti che saranno di supporto nel percorso di disassuefazione.

  1. Prima di tentare di smettere, incartate il pacchetto di sigarette per almeno una settimana. Ogni volta che vi viene voglia di fumarne una, dovete scartare il pacchetto e prendere nota del numero progressivo di sigarette che accendete,dell’ora, di quello che stavate facendo, dell’umore e dell’importanza che quella sigaretta ha per voi (grado di bisogno da 1 a 4). Quasi tutti quelli che provano questo sistema finiscono per ridurre notevolmente il numero di sigarette perché esso li rende consci di ciò che fanno (potreste elaborare una semplice tabella con le voci indicate)
  2. Cercate di non aspirare la sigaretta perché è l’aspirare che arreca maggior danno e poi non fumate la sigaretta per intero, fermatevi a metà: questo elimina una buona parte del catrame concentrato nella seconda parte della sigaretta che funge da filtro.
  3. Quando avete una voglia matta di fumarvi una sigaretta, chiedetevi se la volete “davvero” o per abitudine e poi costringetevi ad aspettare almeno tre minuti prima di accenderla; durante quell’intervallo, cambiate deliberatamente occupazione (es. se state a tavola alzatevi ed andate a lavarvi i denti), distraetevi, cercate di pensare ad altro.
  4. Ogni giorno cercate di ritardare di trenta minuti il momento di accendere la prima sigaretta.
  5. Decidete deliberatamente di dimezzare il numero di sigarette entro una settimana (es. eliminare le sigarette “poco importanti”) e ripetere la stessa diminuizione la settimana successiva. Si darà cosi il tempo all’organismo di eliminare gradualmente la dipendenza fisica ed evitare le eventuali, ma rare, crisi di astinenza.
  6. Essendo la nicotina sostanza idrosolubile, può essere eliminata con il sudore e le urine, quindi cercate di bere molto e di modificare le abitudini alimentari aumentando gli alimenti molto liquidi (minestroni, passati, frullati ecc.)
  7. Cercate di trasformare la vostra casa in “area libera dal fumo” eliminando per prima cosa tutti i posacenere e gli accendini
  8. Quali sono le cose che vi piacerebbe fare o comprare e per le quali vi mancano i soldi? Elencatele per iscritto, insieme ai loro prezzi e dividete il costo di ognuna di queste cose per quello che spendete ogni giorno per le sigarette. Calcolate quanti giorni vi occorrerebbero per comprarvi quello che desiderate. Quel numero di giorni senza le sigarette potrebbe essere la vostra meta immediata. Provate a mettere il denaro risparmiato in un salvadanaio o in altro posto e segnate sul calendario quanto state risparmiando ogni giorno.
  9. Prendete in considerazione seriamente più i vantaggi ed i benefici dello smettere ( fate un personale elenco degli eventuali benefici) anziché  i danni che sicuramente conoscerete già e che si rivelano insufficienti a modificare il vostro comportamento.
  10. Fissate una data per smettere. Scegliete una data che abbia una rilevanza emotiva per voi ma non troppo lontana nel tempo perché altrimenti rischiate di dimenticare il proposito.

Certamente questi sono solo semplici suggerimenti di sostegno a chi pensa sia arrivato il momento di cambiare smettendo di fumare e lo deve fare da solo. Ci sarebbero tante altre cose da dire e fare in questo non facile percorso con specifico itinerario e materiale. Di solito è consigliabile il supporto specialistico che si basa su diverse strategie sia sostitutive che farmacologiche che psicologiche.

Gli studi hanno dimostrato che maggiore è il supporto di cui si dispone, più alta è la probabilità di smettere di fumare in modo definitivo. In ogni caso, se avete difficoltà a smettere di fumare da soli, finita l’emergenza coronavirus, è sempre possibile rivolgersi ad un Centro Antifumo indicato dal numero verde 800554088 oppure chiedere aiuto agli specialisti della nostra associazione RESTART