Come reagiscono i bambini alla quarantena forzata?

di Valentina Armenio

Ansia, rabbia, frustrazione, sono stati d’animo che in questo periodo possono provare gli adulti tanto quanto i bambini.

Che fare dunque?

Prestiamo attenzione ai segnali: quale stimolo ha creato una reazione improvvisa nel bambino? E noi, come abbiamo reagito a questo stimolo? Qualunque reazione abbiamo, infatti, trasmettiamo direttamente ai bambini il modo in cui ci aspettiamo reagiscano anche loro. Per questo è utile aiutarli a tradurre in parola le loro (e le nostre) emozioni.

Chiedere loro (ma ancor prima a noi stessi): come ci siamo sentiti al suono dell’ambulanza? Cosa abbiamo detto/fatto/pensato?

È utile soffermarsi sul loro stato d’animo e, se negativo, legittimarlo: è giusto essere arrabbiato perché non puoi andare a giocare fuori! Anche io lo sarei al tuo posto! È importante però far capire che sono emozioni comprensibili, ma non c’è altra alternativa se non adattarsi. Per questo, per avere la loro collaborazione in questo adattamento, non possiamo dire che “va tutto bene”.

Soprattutto se leggono una certa preoccupazione in noi. Non saremmo credibili e aumenteremmo la confusione della loro percezione della realtà. La realtà non va negata, ma resa loro accessibile: semplificare i concetti, condividere con loro le informazioni di base per proteggersi dal rischio per la salute propria e altrui, facendo sentire loro la nostra protezione emotiva. Così facendo, possono sentirsi sufficientemente tranquilli, ma anche coinvolti nel cercare una risposta alla domanda “cosa possiamo fare in questo periodo?”.

Può essere utile non perdere la routine: avere delle fasce orarie in cui ci si dedica a delle attività (i compiti, aiutare in qualche faccenda domestica, il gioco, etc) aiuta loro (e noi) a ricordarci che la quotidianità, seppure con delle limitazioni e in modi diversi, può proseguire.