Come il Covid sta cambiando la vita degli adolescenti a Bari

Aumentano le depressioni, ma crescono anche i comportamenti autolesivi e addirittura i tentativi di suicidio. È uno dei danni collaterali provocati dal Covid. I dati sui ricoveri raccolti dal reparto di Neuropsichiatria infantile del Policlinico di Bari, ne sono una dimostrazione chiara e netta. I numeri della situazione di bambini e adolescenti sono molto faticosi da accettare perché disegnano una futura vulnerabilità sociale di cui tutti gli adulti di oggi sono chiamati a rispondere, ognuno con il proprio carico di responsabilità. Vediamoli insieme

I numeri della pandemia secondo il reparto di Neuropsichiatria infantile del Policlinico di Bari

La percentuale degli accessi in pronto soccorso per problematiche urgenti di tipo psichiatrico è significativamente aumentata, passando dal 46 per cento del 2019 al 52 per cento del 2020 al 70 per cento nel 2021. È soprattutto l’aumento in questi due anni di era pandemica di quadri clinici di tipo depressivo e/o di ideazione suicidaria, passati dal 7 per cento del 2019 al 16 per cento del 2020 fino al 23 per cento nel 2021.

A questi si aggiungono i dati “emergenti e di significativa rilevanza clinica” sui comportamenti di tipo autolesivo che spesso accompagnano le alterazioni del tono dell’umore e che sono passati dal 6 per cento nel 2019 al 14 per cento nel 2020, fino al 17 per cento nel 2021. Ma il dato che più fa rabbrividire è quello relativo ai tentativi di suicidio compiuti da bimbi e bimbe, ragazzi e ragazze. “Allarmante – fa notare ancora la professoressa Margari – è l’incremento percentuale dei tentativi di suicidio, passati dal 2 per cento nel 2019 al 6 per cento nel 2020 e all’8 per cento nel 2021“. Aumentano anche le richieste di intervento per anoressia nervosa, con un “significativo peggioramento clinico nell’ambito dei disturbi legati al comportamento alimentare”.

 

Cosa poter fare concretamente per aiutare gli adolescenti?

Questi numeri ci mostrano come ci sia un’emergenza sotterranea da affrontare insieme a quella pandemica. Gli adolescenti sono sempre più vittime di condizioni psicopatologiche gravi con alterazione del tono dell’umore, condotte autolesive, disregolazione emotiva e alterazioni del comportamento alimentare.

La gran parte di queste situazioni richiedono interventi specialistici urgenti. A fronte di questa emergenza abbiamo pochissime risorse in campo e totale assenza di investimenti in risorse per la salute mentale.

Quali possono essere le motivazioni per l’abbandono di questo importante tema di salute? E quali possibili soluzioni? Può bastare l’introduzione dei professionisti della salute mentale per arginare questo fiume in piena e recuperare situazioni già fortemente compromesse o bisognerà ripensare in toto le politiche di salute mentale? Noi psicologi di ReStart siamo senz’altro favorevoli all’attività terapeutica nel recupero di situazioni complesse, ma la nostra mission più importante è quella di dare centralità al tema della promozione della salute anche in questo campo e fornire strumenti utili per migliorare il proprio benessere correggendo stili di vita pericolosi per il benessere mentale.

L’aiuto reciproco per migliorare la qualità di vita di ciascuno

Il concetto di salute negli ultimi anni è profondamente cambiato. L’OMS ha spostato l’attenzione dalla prevenzione della malattia alla promozione della salute, definendo quest’ultima come “processo che mette in grado le persone di aumentare il controllo sulla propria salute e di migliorarla” (OMS, 1986).

Questo processo, secondo la Carta di Ottawa, è responsabilità condivisa tra i singoli, i gruppi della comunità, gli operatori sanitari, le istituzioni che garantiscono il servizio sanitario e i governi.

L’introduzione di questa nuova prospettiva porta un riorientamento delle pratiche preventive con un’attenzione centrata sui contesti e sui fattori protettivi e migliorativi che mantengono le persone in salute e porta quindi ad una promozione attiva di competenze comportamentali e psicologiche. Il focus non è più sulla “quantità” della vita, ma sulla sua qualità.

Come migliorare la qualità di vita nelle nostre comunità

I programmi di promozione della salute psicologica agiscono su diverse sfere che influenzano l’individuo:

  • Sulle risorse personali e sociali che possono aiutare le persone a costruire e controllare la propria salute mediante l’adozione di stili di vita maggiormente salutari;
  • Sulle cause e le modalità di prevenzione dei disordini psicofisici che hanno un impatto sui processi psicologici normali;
  • sui processi di cambiamento degli atteggiamenti e delle condotte delle persone nelle loro decisioni

Pensare, progettare e attivare programmi di empowerment nella comunità per aiutare le persone e i gruppi sociali ad avere un maggior controllo sulla propria salute e potenziare la loro qualità di vita non è un’idea, ma azioni concrete:

  • trattamenti individuali e di gruppo per correggere condotte non salutari (ad esempio, isolamento persistente, abuso nell’uso dei device, comportamenti alimentari scorretti, carenze di esercizio fisico, ecc.);
  • trattamenti individuali e di gruppo per la migliore gestione di condizioni di malattia, soprattutto croniche (ad esempio, diabete, ipertensione, ecc.).

In poche parole, maggiori investimenti sulla cura della salute mentale e di stili di vita che consentano benessere fisico e psichico, non sono solo consigliati, ma necessari per aiutare la società a sostenere gli adolescenti in periodi di forte fragilità.